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Non amo molto i film dove ci sono più storie che si intrecciano tra di loro perché spesso gli ingredienti, per quanto buoni, fanno fatica ad amalgamarsi come si deve. Questo film fa eccezione. Bello, attuale, un po' da teenager rischia, tra 10 anni o poco più, di apparire obsoleto e superato perché ricco di moltissimi elementi della contemporaneità. Da vedere.
Smartphone, tablet, I-Pad, Facebook, forum e chat room. Il nuovo dizionario della lingua universale è il motore da cui partono le vicende di Disconnect: un bellissimo film a metà strada tra il thriller ed il dramma sociale. Il regista sorprende per come intrecci tre racconti di disperazione frutto della tecnologia, forse non ancora assimilata dalla società circostante e con cui tutti abbiamo a che fare. Oltre che ad essere strumento di lavoro e mezzo di comunicazione amicale sempre più invasivo, internet presenta il suo conto quando la troppa interconnessione e dipendenza dal medium conducono alla violazione della legge creando nuovi reati. Bullismo virtuale, sfruttamento e furti di identità sono i fulcri su cui ci si concentra, passando in rassegna gli effetti devastanti a cui conducono. Le vicende riferite slegate, ma accomunate dall'intersezione dei personaggi, vedono coinvolte una coppia in crisi, un adolescente introverso vittima di uno scherzo su Facebook e una giornalista. In tutti e tre i casi le relazioni umane sono assenti e sostituite da quelle virtuali. La moglie in rete si illude di trovare il conforto e le attenzioni negate dal marito; l'adolescente vive l'ebbrezza del primo amore che irrompe nel suo mondo di solitudine (attraverso lo scherzo dei cyberbulli che sostituiscono i genitori assenti) e la giornalista, che trova il suo mezzo di realizzazione personale. Poiché le apparenze dominano il virtuale e le identità sono rimesse continuamente in discussione, il ribaltamento di ruoli tra vittime e carnefici si riversa anche nella dimensione reale. La tensione percorre l'intera opera e trova sbocco in una lunga sequenza che, giocando con il "rallenty" si prende amorevolmente gioco dello spettatore. Da non perdere!
Recensioni
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