L’articolo è stato aggiunto alla lista dei desideri
IBS.it, l'altro eCommerce
Cliccando su “Conferma” dichiari che il contenuto da te inserito è conforme alle Condizioni Generali d’Uso del Sito ed alle Linee Guida sui Contenuti Vietati. Puoi rileggere e modificare e successivamente confermare il tuo contenuto. Tra poche ore lo troverai online (in caso contrario verifica la conformità del contenuto alle policy del Sito).
Grazie per la tua recensione!
Tra poche ore la vedrai online (in caso contrario verifica la conformità del testo alle nostre linee guida). Dopo la pubblicazione per te +4 punti
Altre offerte vendute e spedite dai nostri venditori
Tutti i formati ed edizioni
Anno edizione: 2024
Anno edizione: 2024
Promo attive (0)
avviso qualche sottolineat. vinte
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
Un racconto particolare, l'unico libro "maledetto" italiano che per far parlare di sé ha dovuto attendere oltre 40 anni. L'anno scorso è stato tradotto in America e dato il successo conquistato oltreoceano Frassinelli ne ha curato la riedizione italiana . Premetto che secondo me da Torinese se ne può apprezzare maggiormente il racconto dettagliato della città, protagonista di questa storia distopica , malvagia , e fuori dal comune. La trama sisviluppa sul finire degli anni 70 in un tempo decisamente piccolo: appena 20 giorni. Ripensandoci però non si avverte una collocazione storica così marcata, non si ha nostalgia della tecnologia , della contemporaneità, perché De Maria fotografa fedelmente gli aspetti personali dei personaggi, intimi, senza tempo. La storia inizia con un'indagine riferita ai fatti accaduti in 20 giornate in cui la città ha visto gran parte dei suoi abitanti vagare di notte senza meta imprigionati in un insonnia imbattibile. L'indagine prosegue rivelando alcuni terribili omicidi compiuti da esseri mostruosi lontani dall'aspetto umano. La città non dorme in quei giorni anzi spesso la notte è scossa da urla disumane e avvolta nel più torbido mistero . Esistono dei luoghi di ritrovo dove i Torinesi lasciano scritti i propri pensieri, le fotografie, e altri ne leggono le confessioni spesso bizzarre custodite all'interno di quella che viene chiamata "la biblioteca". Il romanzo si presta ad alcune riflessioni sul valore religioso del bene minacciato dal male, sugli aspetti più curiosi della psiche umana in alcuni casi anche sul messaggio che può aver mosso l'autore a consegnarci un testo così . Decisamente lontano dal mio genere però mi è piaciuto , molto, forse proprio perché distante da me ma scritto con uno stile decisamente accattivante
Ho voluto leggere questo libro perchè speravo di trovarci atmosfere da film giallo-horror anni Settanta, e perchè la sua storia editoriale era troppo intrigante per resistere. Non sono rimasto deluso. Certo siamo lontani dalla trama classica di omicidi e svelamento del colpevole, ma quello che c'è in queste pagine è molto molto di più. E non importa se, come anche avvertiva l'autore nella quarta di copertina della prima edizione, il colpevole degli omicidi si intuisce subito facilmente, perchè i misteri da indagare e cercare di comprendere sono ben altri. E' vero che l'accostamento della Biblioteca con i social è un commento inflazionato, c'è dell'altro nelle pagine che i cittadini condividono con gli altri, ed è forse qui lo spirito e la sfida del libro: capire cosa voglia dire condividere tutta la propria vita con gli altri oggi, e cosa vuole dire invece secondo l'immaginario dell'autore, quali forze gestiscono la nostra esistenza oggi e quali quelle occulte raccontate nel libro. Se c'è un difetto è che dura poco.
Sotto la pelle, un demone italiano ci insidia e confonde... Una sensazione pervasiva nel romanzo seminale di De Maria, inquietante e sottile come un filo di nylon. Torino è una città nera, nerissima, e l'autore sa come sussurrare un carattere vivo e recondito. Gli Anni Settanta nella loro migliore accezione.
Recensioni
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
La cosa incredibile dei libri è che hanno una vita a sé, e arrivano (o ritornano) quando è proprio il momento giusto. Epifanie senza scrupoli, le definirei, perché quando si manifestano, certi libri, lasciano il segno. E così, direttamente dal 1977, ecco tornare Le venti giornate di Torino, un thriller (forse, forse sì) di Giorgio De Maria (autore dimenticato quanto la sua opera).
Breve premessa: adoro Torino e tutti i libri che parlano o sono ambientati in questa città (da Diario di Zona e Quello che l’acqua nasconde, tra i più recenti e amati). Quindi Le venti giornate di Torino mi intrigava a prescindere. Ma poi ho scoperto altro, molto altro.
La trama del romanzo ruota intorno a un’indagine su fatti inspiegabili avvenuti, anni prima, nella città sabauda e circoscritti a venti lunghi e terribili giorni. Un’indagine che si svolge in un clima di tensione, di paura, di cose inspiegabili come quelle che erano accadute precedentemente. Un’indagine senza soluzione apparente.
Perché la strada che conduce alla risoluzione del caso (ammesso che ci sia) ce l’ha il lettore e non lo scrittore. La voce narrante espone fatti (inspiegabili, allucinanti, macabri) e fa un passo indietro. Il collante della storia è fuori dalla storia stessa e sta nella testa di un lettore caparbio che mette in discussione se stesso e il suo presente per comprendere il mondo. Ammesso che ci riesca. Perché alcuni libri (quelli che lasciano il segno) non danno soluzioni ma aprono (senza mai chiuderle) inquietanti parentesi.
Prendete il libro di Giorgio De Maria e leggetelo con gli occhi di un lettore del 1977 (il clima politico teso, il cinema impegnato, gli scrittori schierati): vivrete una sorta di stordimento dovuto alla grande quantità di elementi narrativi (onirici, a volte splatter, visionari) e spunti di riflessione. Leggetelo poi con gli occhi di un lettore di oggi e vi sorprenderete per l’attualità di alcune parti (come la biblioteca che profetizza un luogo social, che ricorda moltoFacebook). Leggetelo per criticarlo, ma vi troverete a riflettere su un lessico ormai perso, su un modo di raccontare che poteva essere di genere ma mai schiavo del genere stesso. È un libro strano perché è profondamente diverso da quelli a cui siamo abituati. Ed è un libro bello perché ci restituisce l’immagine di passato recente che aveva grandi occhi spalancati sul futuro, tanto grandi da immaginarlo quale poi sarebbe stato.
Recensione di Beatrice De Carli
L'articolo è stato aggiunto al carrello
Le schede prodotto sono aggiornate in conformità al Regolamento UE 988/2023. Laddove ci fossero taluni dati non disponibili per ragioni indipendenti da IBS, vi informiamo che stiamo compiendo ogni ragionevole sforzo per inserirli. Vi invitiamo a controllare periodicamente il sito www.ibs.it per eventuali novità e aggiornamenti.
Per le vendite di prodotti da terze parti, ciascun venditore si assume la piena e diretta responsabilità per la commercializzazione del prodotto e per la sua conformità al Regolamento UE 988/2023, nonché alle normative nazionali ed europee vigenti.
Per informazioni sulla sicurezza dei prodotti, contattare complianceDSA@feltrinelli.it
L’articolo è stato aggiunto alla lista dei desideri
Siamo spiacenti si è verificato un errore imprevisto, la preghiamo di riprovare.
Verrai avvisato via email sulle novità di Nome Autore