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Giuseppe Pastore conosce il mondo dello Sport e ne scrive con precisione non stucchevole ed ironia. Letti in passato (ed apprezzati) libri sul Milan di Sacchi e Ancelotti. La squadra di Velasco è stata un Circo di bellezza e potenza ineguagliabili. Pur senza la passione per la pallavolo, ricordo le tambureggianti vittorie di questi Titani. Esempio di cultura sportiva e fine gioco psicologico da sfruttare dopo le pochissime ma disastrose sconfitte, la frase di Velasco " quien me quita lo bailado". Ed ancora, davvero significativo (e con efficace critica a parte del mondo dell'editoria attuale) anche il concetto tratto dall'introduzione di Pastore:" è una storia che ha un principio, un'evoluzione ed una conclusione; una cosa rara in quest' epoca.......di narrazioni perse in mille rivoli e infiniti capitoli e spin off..."
Che storia è questa? Una a lieto fine, come dice Giuseppe Pastore nell'Introduzione a La squadra che sogna. Storia dell'Italia di Julio Velasco, la Nazionale di pallavolo più forte di sempre. L'unica capace di vincere tre mondiali consecutivi. Ma le storie a lieto fine non sono mai perfette - perfettibili sì, quello sempre. Hanno al loro interno delusioni cocenti, una fine tremenda, subita non da persone mediocri ma da ragazzi e uomini brillanti, fortissimi. I migliori del loro secolo, per l'appunto. Che hanno visto ascesa e discese, hanno vissuto di razionalità ed istinto, che hanno programmato e improvvisato, hanno compiuto salti altissimi e cadute ancora più profonde, sono stati idolatrati e sottoposti a stress impensabili. Soprattutto, non importa quanto vincevano: hanno vissuto un'ossessione. Quella dell'oro olimpico. In particolare, quella di Atlanta 1996. Che si è spezzata sull'asticella di una rete, ma non per questo i nomi di Bernardi, Cantagalli, Gardini, Giani, Lucchetta, Papi, Titoli, Zorzi non risuonano nell'Olimpo sportivo. «Per essere perfetta le mancava un solo difetto», diceva Kraus. Quell'Italvolley, allora, è stata oltre che perfetta. È stata memorabile. Una generazione di fenomeni.
Una storia straordinaria raccontata in maniera non banale, facendo risaltare sia le molti luci, sia le poche ombre, di una delle squadre più vincenti della storia. Uno dei migliori libri di sport, e in assoluto, che abbia mai letto.
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