Mario Vargas Llosa è stato uno scrittore, critico e giornalista peruviano, vincitore del Premio Nobel per la Letteratura nel 2010. Figura centrale della rinascita della narrativa ispanoamericana, fine polemista, è vissuto a lungo in Europa. Attivo nelle battaglie civili e politiche, si è candidato alle elezioni presidenziali del Perù nel 1990 (resoconto di quell’esperienza è Il pesce nell’acqua, El pez en el agua, 1993). Collaboratore di diversi giornali europei, conferenziere in molte università del mondo, nel 1994 ha assunto la cittadinanza spagnola; ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti tra cui i premi Principe di Asturias, Cervantes, Grinzane-Cavour alla carriera e la presidenza del Pen Club International. Autore molto prolifico, ha pubblicato articoli, saggi (su García Marquez e Flaubert), pièces teatrali e narrativa di vario genere. La città e i cani (1963) è il dissacrante romanzo d’esordio: bruciato in piazza in Perù, ottiene larghi consensi in Europa. Gli fanno seguito La casa verde (1966) e il romanzo politico Conversazione nella cattedrale (1969). Pantaleón e le visitatrici (1973) inaugura un registro di sottile, a volte comico, ironico, cui appartiene anche La zia Julia e lo scribacchino (1977). Ha sperimentato il genere giallo dal risvolto sociale (Chi ha ucciso Palomino Molero?, 1986).
Tra le ultime opere: La festa del caprone (2000), Il paradiso è altrove (2003), Avventure della ragazza cattiva (2006), struggente storia d’amore e di fuga, Il sogno del celta (Einaudi 2011) la biografia romanzata di Roger Casement, La civiltà dello spettacolo (Einaudi, 2013), Crocevia (Einaudi, 2016), Il richiamo della tribù (Einaudi, 2019), Tempi duri (Einaudi, 2020), Le dedico il mio silenzio (Einaudi, 2024).
Ha vinto il premio Nobel per la letteratura nel 2010 con la seguente motivazione, «per la sua cartografia delle strutture del potere e la sua acuta immagine della resistenza, ribellione e sconfitta dell'individuo».
Mario Vargas Llosa si è spento nel 2025 a 89 anni. Viene ricordato «Per la qualità straordinaria della sua prosa, per il modo in cui aveva saputo scavare nell’animo umano, per l’audacia sperimentale degli intrecci narrativi. Ma forse anche perché quell’anomalia ideologica un certo fascino lo aveva, in quanto rifletteva una profonda libertà intellettuale.» - Corriere della Sera