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Il laboratorio del Gulag. Le origini del sistema concentrazionario sovietico. Nuova ediz. - Francine-Dominique Liechtenhan - copertina
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Il laboratorio del Gulag. Le origini del sistema concentrazionario sovietico. Nuova ediz.
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Il laboratorio del Gulag. Le origini del sistema concentrazionario sovietico. Nuova ediz. - Francine-Dominique Liechtenhan - copertina

Descrizione


Tra i monasteri e gli eremi delle Solovki - l'arcipelago del Mar Bianco, nell'estrema parte nord-occidentale della Russia, al largo di Archangel'sk - fu creato il primo campo di concentramento sovietico, il laboratorio di quella rete di 476 campi divenuti tristemente famosi con il nome di «Gulag». A partire dal 1923 e fino al 1939 i bolscevichi vi deportarono i «nemici» del comunismo: aristocratici, preti, «borghesi », contadini, operai, intellettuali, funzionari, artisti, quadri del Partito caduti in disgrazia. «Inventato» da Trockij, adottato da Lenin e perfezionato da Stalin, il campo delle Solovki arrivò a ospitare 70.000 detenuti e nel solo 1937 furono eseguite 2000 fucilazioni. Il modello delle Solovki (e, più in generale, il Gulag) influenzò profondamente la costruzione della società sovietica: si calcola che in quei decenni un adulto su sette trascorse almeno alcuni mesi in un campo. L'esperienza penitenziaria serviva a distruggere le «strutture» dell'epoca imperiale, a livellare le classi sociali e, soprattutto durante lo sforzo bellico, a fornire la manodopera necessaria all'industrializzazione del paese. L'«armata del lavoro» teorizzata da Trockij nel 1918, che avrebbe dovuto fare le fortune dell'Unione Sovietica, non consistette in altro che in migliaia e migliaia di esseri umani ridotti in schiavitù, mutilati e uccisi (anche mediante l'uso, sempre negato dalle autorità, di armi batteriologiche). Costruito sulla scorta di una vasta documentazione originale, resa in gran parte accessibile dall'apertura degli archivi dell'ex Unione Sovietica, e con l'ausilio di molte testimonianze inedite di prigionieri sopravvissuti e dei loro familiari, questo libro di Francine-Dominique Liechtenhan è un contributo alla conoscenza della verità e un omaggio alla memoria delle vittime del comunismo, ancora oggi dolorosamente neglette, in Russia come in Occidente.
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Dettagli

2
2019
14 febbraio 2019
320 p., ill. , Brossura
9788833531045

Valutazioni e recensioni

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Gianluca
Recensioni: 4/5

Illuminante

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Maurizio
Recensioni: 5/5

Un libro illuminante. Il sistema concentrazionario sovietico non avrebbe avuto nulla da invidiare a quello nazista. Anzi quello nazista ha mutuato da quello sovietico la celebre frase affissa all'ingresso del campo di Auschwitz "Il lavoro rende liberi" (i campi sovietici avevano inventato circa venti anni prima "Lavorare è un onore")

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