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scheda di Revelli, M., L'Indice 1989, n. 5
Pressoché fino all'ultimo trentennio dell'800, nonostante l'89, nonostante le ricorrenti esplosioni rivoluzionarie che scossero Parigi e il mondo urbano, esistette in Francia un secondo mondo - anzi una pluralità di "piccoli mondi esclusivi" -: un territorio separato e immobile nel tempo, con le sue "folli credenze", le sue "tante lingue diverse", le sue mentalità radicate, le sue strutture ancestrali. Era il "mondo contadino", sopravvissuto alla costituzione della nazione, al monumentale processo di formazione della "Francia una e indivisibile" fin quasi al crepuscolo del secolo. E poi rapidamente crollato in quei quattro decenni o poco più che precedono la prima guerra mondiale. Di esso Eugen Weber, studioso dei movimenti reazionari e ruralisti (sua una monografia sull'Action Franèaise e uno studio sulla Legione di ferro rumena), non estraneo a simpatie apertamente conservatrici, costruisce un documentato e affascinante profilo ("Il mondo di ieri"), concentrandosi poi in particolare sulle cause della rottura ("I fattori del mutamento"). Cause riconducibili, tutte in modo diretto o indiretto, alla formazione del mercato nazionale: nascita di un sistema di strade, liquidazione delle antiche figure artigiane in conseguenza di una ampia circolazione delle merci, scolarizzazione di massa, i fenomeni migratori, ecc.. L'ultima parte ("Mutamento e assimilazione") è infine dedicata all'analisi dei caratteri culturali di quella svolta epocale che per la prima volta interruppe una tradizione secolare, frantumando i processi di formazione e di trasmissione delle culture subalterne, della loro ritualità e socialità (di particolare interesse lo studio delle feste, dei proverbi, della musica popolare, delle fiere e dei mercati), e inaugurando un mondo interamente nuovo, uniformato e culturalmente normalizzato.
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