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Racconto intriso di pathos, denso di particolari, sulla relazione fra due uomini coetanei, Guido e Costantino, lunga una vita. La storia di questo incontro quasi impossibile, per le diversità economiche, culturali e di vissuto. Da quando erano bambini, poi ragazzi e infine uomini sposati con figli, si repellono, si ritrovano, si amano, si questionano, si allontanano, e infine tornano alla propria vita. Il racconto di una relazione amorosa tormentata e clandestina, fra Roma e Londra, caratterizzata da momenti di gioia e di passione sfrenata, anche di dolore e di sensi di colpa. Sarebbe semplicistico scrivere solo questo, La autrice fotografa i cambiamenti socioculturali contemporanei italiani e inglesi... Ci fa conoscere il mondo e le caratteristiche dei gay, dei bisessuali, dei diversi, la loro capacità di amare, di essere solidari, la loro voglia di paternità. Con questo scritto e in forma velata ci descrive i sentimenti di Guido, la sua "omofobia interiorizzata", l’insieme di sentimenti (rabbia, ansia, senso di colpa, ecc.), tutti gli atteggiamenti negativi verso caratteristiche omosessuali in se stesso e nelle altre persone. Ma anche gli atteggiamenti omosessuali di Costantino, vittima di violenza, discriminazione e repressione, con un intento di suicidio latente...ma anche bullo e aggressivo! Narrazione che tocca molteplici tematiche inerenti la diversità, la omofobia, la bisessualità, la omosessualità, la violenza di genere, gli abusi sui minori, Molto valida la trattazione fra le righe di questo romanzo, del concetto alla base del Minority Stress, della fissazione che hanno certe persone di potere uscire dei propri disagi attraverso il suicidio. In romanzo coinvolgente, ipnotico, umano, doloroso, necessario per conoscere e capire! Da leggere assolutamente!
Le difficoltà di un legame solo sussurrato, un amore mai accettato fino in fondo e scivolato via lieve tra le dita. Finale doloroso.
Non è un romanzo, è un'esperienza di vita raccontata da una bravissima scrittrice, capace di presentare i fatti senza risparmiare nulla al lettore, né la bellezza, né le brutture, né la routine della vita umana.
Recensioni
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Un libro che fa male, come un taglio in bocca, un’afta che non si riesce a fare a meno di stuzzicare con i denti. È un dolore che stilla gocce di piacere, quello che esce da queste pagine durissime eppure intrise di lirismo assoluto. La scrittura forbita di Margaret Mazzantini, ricca di iperboli e grandi volute, si asciuga e si affina in questo suo ultimo romanzo, diventa liscia, cristallina eppure rovente come piombo fuso.
Dopo Non ti muovere, Venuto al mondo, Nessuno si salva da solo, tutti romanzi incentrati su tematiche forti, storie di guerra, sentimenti laceranti, crepuscoli e traumi, l’autrice crea in queste pagine un grandioso romanzo di formazione, che supera i limiti della vicenda biografica per spaziare nella descrizione di due intere esistenze, dall’infanzia fino alla maturità.
I protagonisti di questa storia sono due ragazzi, Guido e Costantino, che abitano nello stesso condominio, in una Roma anni Settanta sontuosa e decadente. Il primo, figlio di buona famiglia borghese, vive al quarto piano, protetto da un ambiente di altero distacco. Il secondo, figlio del portiere, vive nel seminterrato, avvolto nel suo tanfo di cavolo e fumo. Mai due infanzie sono state tanto contigue quanto distanti. Guido vive in un completo isolamento, affidato a balie provenienti da Paesi sconosciuti. Suo padre è un dermatologo incapace di comunicare, sua madre Georgette è una figura superba di una bellezza selvatica e vuota. A illuminare i suoi occhi sul mondo soltanto suo zio Zeno, un critico d’arte che vive nel suo mausoleo, circondato da falsi mezzi busti, al piano di sopra. Guido inizia a pensare al suicidio a dieci anni, non lo farà mai, ma passerà tutta la vita a cercare di farsi del male.
Costantino è coriaceo, corporeo, aggressivo, caparbio. Gioca nella squadra di pallanuoto, studia con ostinazione ma con scarsi risultati, non brilla mai, non emerge, è il rifiuto della società, isolato dai compagni per la sua povertà, per i suoi jeans rimessi a nuovo e i suoi maglioni sformati. Guido e Costantino sono separati da un vecchio, elegante, ascensore di mogano. Le loro vite procederanno parallele e di pari passo, ma sempre secondo un tormentato rapporto di amore e odio. Sarà attrazione carnale, rifiuto, pentimento. Sarà vergogna e violenza, ma anche tempo e distanza. Con gli anni si separeranno e si ritroveranno, ci sarà un matrimonio a Londra, ci saranno altri lungofiume sulfurei e notti passate a cercare dita umide, ci saranno altre case con altre mogli e un’infinità di bottiglie e peccati. Reduci prima ancora di combattere la loro battaglia, Guido e Costantino sono due personaggi che entrano nel sangue del lettore, avvelenandolo.
Un romanzo che è un grande, trionfale, omaggio all’amore omosessuale. Una superba prova di scrittura da parte di un’autrice che ha saputo cogliere le sfumature di un sentimento ibrido, violentemente maschile eppure intensamente femmineo. Scritto in prima persona, dal punto di vista di Guido, questa storia scandalizza e rompe il muro dell’ipocrisia. Come i grandi romanzi ottocenteschi, da Dostoevskij in poi, rivelano la natura umana, così Margaret Mazzantini arriva a mostrarci, attraverso le vite dei due protagonisti, la “contro natura” umana e il suo splendore impossibile.
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