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Anno edizione: 2018
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Un reportage culturale sulla gente comune di uno dei paesi meno esplorati dai giornalisti e reporter mondiali. Una lezione di umanità ed empatia che ci ricorda l'importanza di conoscere concretamente luoghi e persone per superare pregiudizi e ignoranza.
«Ci accorgemmo che c'erano cose che nessuno scriveva mai sulla Russia, cose che ci interessavano più d'ogni altra. Che abiti indossa la gente da quelle parti? Che cosa mangia a pranzo? Si danno anche feste e ricevimenti? E che genere di cibi si mangia? E come si fa all'amore e in che modo la gente va all'altro mondo? Di che parlano di solito, in Russia? Si balla, si canta, si gioca? E i ragazzi vanno a scuola? Ci parve che sarebbe stato bello scoprire tutte queste cose, fotografarle, scriverne. La politica russa è importante quanto la nostra, ma ci deve essere poi tutto il resto, laggiù, esattamente come c'è qui. Deve pur esserci una vita privata dei russi, della quale non sapevamo nulla solo perché nessuno ne scriveva mai o la fotografava mai.»
Nel 1946 Winston Churchill annunciò che una "cortina di ferro" era calata sull'Europa orientale. Già l'anno seguente poteva dirsi iniziata la Guerra fredda, che sarebbe durata più di quarant'anni. In quel clima lo scrittore John Steinbeck e l'amico fotografo Robert Capa decisero di partire insieme per un viaggio alla scoperta di quel nemico che era stato l'alleato più forte nella seconda guerra mondiale: l'Unione Sovietica. Ne emerse un resoconto onesto e privo di ideologia sulla vita quotidiana di un popolo che non poteva essere più lontano dall'American way of life. Le pagine del diario e le fotografie che raccontano la vita a Mosca, Kiev, Stalingrado e nella Georgia sono il distillato di un viaggio straordinario e un documento storico unico di un'epoca, salutato dal New York Times come «un libro magnifico». A settant'anni dalla prima edizione in America, torna in libreria in tutta la sua bellezza questo reportage culturale sulla gente comune di uno dei paesi meno esplorati dai giornalisti e reporter mondiali. Steinbeck e Capa riescono nel loro intento di «dare un volto al nemico» troppo spesso disumanizzato nella retorica politica. Una notevole lezione di umanità ed empatia che ci ricorda ancor oggi l'importanza di conoscere concretamente luoghi e persone per superare pregiudizi e ignoranza.
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
Lucida immagine dell'URSS che fu dopo la guerra; della sua gente e del suo popolo così diverso e vario. Un viaggio romantico e apolitico immortalato dalle parole sincere e confortanti di una delle penne più autorevoli dell'America novecentesca e dalle foto senza tempo del più grande fotografo mai esistito. Unica pecca di questo libro è che finisce. 300 pagine sono un'inezia.
“ Tra i corrispondenti da Mosca, soprattutto durante l’inverno, è entrato in vigore un codice d’onore, simile al codice del West riguardo ai cavalli, per cui chi ruba un libro è degno di linciaggio. Ma Capa non lo imparò mai. Fino al termine del suo viaggio in Russia continuò a rubare libri. Ruba anche donne e sigarette, ma questo può essere più facilmente dimenticato.” All’inizio della Guerra Fredda, Steinbeck e l’amico fotografo Robert Capa partono per L’Unione Sovietica, spinti dal desiderio di conoscere e immortalare il popolo Russo, le sue terre, le sue città. In un viaggio di due mesi visitano Mosca, Kiev, Stalingrado e la bellissima Georgia, dipingendone la gente, le usanze, i luoghi e le abitudini, senza giudizio o scopi politici, ma solo al fine di far conoscere agli americani quel “nemico” tanto temuto quanto sconosciuto, per scoprire e riferire che “... i russi sono un popolo come gli altri e che sono molto simpatici. Quelli con cui abbiamo parlato odiavano la guerra e amavano le stesse cose che amano tutti i popoli: vivere il meglio possibile, con tutte le comodità, in sicurezza e in pace.” Un reportage corredato di fotografie, che Steinbeck rende piacevole come un romanzo, raccontato col suo stile limpido, realistico, semplice e ironico. Un libro di cui mi incuriosiva moltissimo la stessa curiosità che spinse Steinbeck ad intraprendere questa avventura inusuale, e che conferma e solidifica il mio amore per questo grandissimo scrittore!
Una scrittura limpida, fotografie che hanno fatto la storia. Steinbeck e Capa hanno fatto un capolavoro.
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