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Michael Ondaatje ci consegna un nuovo straordinario romanzo. Luci di guerra è una vivida ed emozionante riflessione sull'incertezza che accompagna ogni ricerca della verità e sull'identità come prodotto di un complesso e fragile equilibrio tra ricordi e immaginazione.
«Michael Ondaatje è l'erede di Faulkner e García Márquez» – The Boston Globe
«Un'intensa e toccante meditazione sulla guerra e sulle conseguenze nella vita di un'intera famiglia» – Barack Obama
«Eccezionale, perché lo scrittore accenna senza mostrare, sfiora la superficie rivelando profondità» – Robinson
«È attraverso i ricordi che diamo senso alla nostra esistenza»
È il 1945 e Londra, ancora scossa dagli anni del conflitto, sta gradualmente tornando alla normalità. Una normalità che resta estranea alla vita di Nathaniel e della sorella Rachel, a cui la madre dà una notizia inaspettata: sta per trasferirsi a Singapore per lavoro e ha deciso di lasciarli in custodia a un conoscente, che i ragazzi hanno soprannominato «Falena». Nathaniel e Rachel non possono far altro che accettare, anche se l'ambiguo Falena non ispira loro la benché minima fiducia. Con il suo fare elusivo, non ha l'aspetto né il comportamento di un tutore che si rispetti; in più si accompagna a un gruppo di personaggi eccentrici dall'aria poco raccomandabile. Eppure, giorno dopo giorno, Falena diventa per i due ragazzi una guida insostituibile, iniziandoli a un mestiere che si impara solo sul campo: farsi strada in un mondo dove niente è come sembra. Seguendo i suoi consigli, i fratelli cominciano a dubitare anche di chi credono di conoscere. Chi è davvero la loro madre? E come mai è partita in fretta, senza bagagli e senza dare notizie? Sono domande che li tormentano e a cui ora, a quasi quindici anni di distanza, Nathaniel tenta di trovare la risposta. Deve farlo per soddisfare una curiosità che, nel tempo, si è trasformata in bisogno di verità. Perché ognuno di noi porta dentro di sé tante storie quante sono le persone che attraversano la nostra esistenza. E ciascuna storia è il tassello di un mosaico più grande, la nostra memoria.Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
Delusione totale. Mi aveva attratto il titolo ma poi ho fatto molta fatica a terminarlo. Troppo descrittivo e pochissimi dialoghi. Uno dei peggiori libri che abbia mai letto.
Storia un po' insipida, non tanto per gli elementi che la compongono ma per il modo in cui è raccontata, distrattamente lirico e confuso. Quasi sembra di leggere di un sogno di cui vaneggiamo vent'anni dopo con gli amici. Ora direte: oh, un sogno, figo, proprio il libro che mi ci vuole! No, perché in questo sogno non riusciamo ad entrare in empatia con nessuno dei personaggi, non riusciamo ad emozionarci anche se i presupposti ci sarebbero; il perché, come ho detto prima, sta proprio in questa scrittura sciatta, quasi l'autore non si fosse impegnato abbastanza.
Recensioni
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Un maestro, al suo settimo romanzo, sette anni dopo l’ultimo. Singalese naturalizzato canadese, Michael Ondaatje è noto ai più per Il paziente inglese, divenuto un fortunato film, ma l’etichetta gli sta stretta, ha una vasta produzione all’attivo e anche titoli più importanti rispetto a quello più famoso. Bellissimo il precedente semiautobiografico L’ora prima dell’alba – romanzo di mare, elegia dell’infanzia, riflessione sul passaggio dalla gioventù all’età adulta – non da meno il più recente, Luci di guerra (258 pagine, 20 euro) in italiano grazie alla traduzione di Alba Bariffi e pubblicato come sempre dalla casa editrice Garzanti.
Tra realtà e squarci onirici, ambientato in Inghilterra, dove l’autore ha trascorso l’adolescenza, Luci di guerra del generoso e leggibile Ondaatje si regge su Nathaniel e sua sorella Rachel, lasciati dalla madre Rose (che ha una doppia vita, è una spia) in custodia a un conoscente, un tipo ambiguo (dall’enigmatico soprannome di Falena) che per loro sarà comunque un punto di riferimento; la madre sparirà – il padre l’ha già fatto – lascerà Londra (è il 1945) per trasferirsi a Singapore, in fretta e senza bagagli.
Con andamento da classico e periodi lunghi, per una lettura da assaporare lentamente, Ondaatje imbastisce le domande e la ricerca che un più maturo e consapevole Nathaniel intraprende – anche attraverso la passione per le mappe – quindici anni dopo la partenza della madre, riflettendo sulla propria adolescenza anticonformista, strana e piena di avventure: un mistero da comprendere per mettere ordine tra pensieri e ricordi, dopo un’educazione, anche sentimentale, nella Londra postbellica. La suspense e l’introspezione, il mistero e l’incertezza, la curiosità e l’inquietudine vanno di pari passo. Tutto concorre ad ammaliare il lettore, a risucchiarlo in una storia dall’andamento implacabile. Tutto, a cominciare dalla magistrale evocazione del passato che Ondaatje affida ai suoi personaggi. E dalla malinconia iniettata a ogni riga.
Recensione di Salvatore Lo Iacono
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