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non conoscevo questo autore...libro insolito che consiglierei a chi vuole discostarsi dai soliti romanzi banali...mi è piaciuto molto...
Calliope o Cal è un ermafrodito, non è uno spoiler, lo dice nella prima pagina. Ma quale sia la sua vita non la sappiamo, non capiamo come si può sentire una bambina che a 14 anni non è più una bambina ma un uomo. Cosa ne sa un medico greco come il cucco, sua madre che non si è mai spogliata davanti ai figli o una mentalità che ripudia il sesso. In tutto questo l'autore narra delle vicende della famiglia di calliope dalla condizione di emigrante greca all'avvenuto sogno americano del padre
L'ho riletto, a dire il vero in genere si rileggono i libri che si è amato particolarmente, io sto giro, l'ho riletto perchè l'avevo completamente scordato, prima lettura circa quando è uscito nel 2002, quando mi è capitato di prendere l'ultimo libro, la Trama del Matrimonio, mi son detta, ah Eugenides, quello delle Vergini Suicide (indubbiamente quello è difficile dimenticarlo), poi leggo oh ma c'e' anche un libro successivo, e ne le ggo la trama, che mi smuove qualcosa, biecamente confesso che mi son detta: ma a me pare di averlo già letto un libro sulla storia di un ermafrodito... eh bon, era tutto ciò che mi era rimasto. Il libro, ho ricordato poi, mi era anche piaciuto ma non siamo padroni di cosa la nostra mente ritiene e di cosa cancella. Rilettura quindi molto piacevole, Eugenides è un grande narratore di storie ma, ma continuo a non capire l'impatto emotivo che motle persone associano a questo libro a leggere dai vari commenti. Non riesco a vedere il capolavoro (indubbio, se l'avevo scordato completamente...) ma nemmeno l'esser così speciale, ?, tra i migliori libri mai letti ???? forse è proprio qualcosa di soggettico che è difficile parametrizzare, per me sono belle storie, ma non mi lasciano nulla, e temo dimenticherò anche l'ultimo che ho letto dell'autore. Per me è una narrativa molto ben fatta, scritto bene, coinvolgente, scorrevole e che consiglio. Ma personalmente mi fermo qui e non è manco vicino ad esentrare nella rosa dei libri "da isola deserta".
Recensioni
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Jeffrey Eugenides
MIDDLESEX
ed. orig. 2002, trad. dall'inglese di Katia Bagnoli,
pp. 606, Ç 19,
Mondadori, Milano 2003
Vincitore del premio Pulitzer 2003, Jeffrey Eugenides conferma con Middlesex la diffusa tendenza della letteratura angloamericana a rinnegare la destrutturazione formale modernista e la lezione minimalista. Il giovane scrittore greco-americano si riappropria del gusto del racconto, dimostrando una illimitata fiducia nel potere espressivo della parola. Questo suo secondo romanzo (uscito a distanza di dieci anni da Le vergini suicide, Mondadori, 1999) ha un impianto piuttosto tradizionale, dove epica e realismo si intersecano in una prosa ricca e flessuosa, capace di coniugare tragico e comico. Il narratore ermafrodita, sebbene parli in prima persona, viene dotato di un incredibile onniscienza: sa tutto, rassicura il lettore trovando sempre una risposta ai suoi possibili interrogativi, e lo avverte premurosamente ogniqualvolta le lancette del tempo della finzione fanno un balzo in avanti o all'indietro.
Nata bambina nel 1960 a Detroit, e rinata maschio adolescente al pronto soccorso a Petoskey nel 1974, Calliope, e in seguito Cal Stephanides, è un narratore spiritoso ed eccentrico che per alcuni versi ricorda Holden Caulfield e per altri Tristram Shandy. Ormai quarantenne, diplomatico a Berlino, si presenta al lettore nel giro di una pagina e poi, invece di raccontare la sua storia dall'inizio, fa un balzo all'indietro ai tempi in cui ancora nuotava nel liquido amniotico. Dopo aver osservato divertito i tentativi di nonna Desdemona di indovinare il suo sesso dalle oscillazioni di un cucchiaio d'argento pendolante sul ventre della madre, Callie fa un ulteriore salto a ritroso nel tempo e nello spazio e fa approdare il racconto a Bitinio, un paesetto conteso da greci e turchi negli anni venti. Non contento delle teorie genetiche che spiegano il suo caso con la recessione del quinto cromosoma, e segretamente fedele ai tragici greci, Callie ricostruisce l'epica della sua famiglia nel tentativo di far risalire il suo destino alle colpe dei padri. Così la narrazione scorre sulla fuga di Desdemona e di suo fratello Lefty dall'incendio di Smirne, ritrae la cerimonia del loro matrimonio incestuoso sulla nave che li porta a Ellis Island, si sofferma sui costumi della comunità greco ortodossa trapiantata nel Midwest. La saga familiare si intreccia con la storia statunitense, dalla miseria della Depressione alle stramberie della new age, e racconta le iniziali idiosincrasie tra due opposte culture e il graduale processo di "ibridazione" degli Stephanides. Nonno Lefty ricrea un po' di Grecia nel suo buffo Zebra Bar per poi diventare proprietario della catena Hercules Hot Dog. Il sogno americano è raccontato con tono eroicomico e i tic dei personaggi sono trattati con un benevolo "neosentimentalismo" sterniano.
Quel che sorprende in Eugenides è la sua impermeabilità al pensiero negativo. I momenti più tragici della vicenda sono sdrammatizzati da una battuta comica o da un bizzarro gioco verbale. Tuttavia l'esuberanza narrativa rischia spesso di trasformarsi in ridondanza, la giostra di avvenimenti soffoca lo sviluppo in profondità dei personaggi che a volte rasentano il macchiettismo, mettendo alla prova la pazienza del lettore. Peccati perdonabili in un giovane scrittore dotato di una straordinaria forza inventiva e di un sorprendente acrobatismo linguistico che gli permette di creare metafore inconsuete, paradossi inattesi, doppi sensi infiniti in una vera e propria festa della parola.
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